NURSING-UP Il Sindacato degli Infermieri Italiani


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Ausl: super-multa da 337mila euro
FONTE: La Voce di Romagna del 24/09/2008 ed. Ravenna p. 13

Al reparto di otorino gli infermieri lavoravano troppo

RAVENNA - Il mancato rispetto dei turni di lavoro in uno dei suoi reparti ospedalieri costerà più di 337mila euro di multa all'Ausl di Ravenna. A tanto infatti ammonta l'importo complessivo di due sanzioni distinte per illeciti amministrativi notificate all'azienda sanitaria dall'ispettorato provinciale del lavoro. L'infrazione riscontrata riguarda il decreto legislativo 66 del 2003, esattamente gli articoli 7 e 9. Che definiscono rispettivamente i riposi giornalieri e settimanali del personale infermieristico. Dopo alcuni sopralluoghi svolti da tre ufficiali del ministero del Lavoro - che hanno esaminato i turni lavorativi dei nove infermieri impegnati nei servizi di ambulatorio e degenza nel reparto di otorinolaringoiatra nel periodo che va da agosto del 2003 a maggio del 2008 - è arrivata la notifica dei due verbali. Due in quanto nel quinquennio si sono alternate due diverse direzioni dell'assistenza infermieristica e quindi due diversi direttori: a loro sono indirizzati i verbali. A metà del 2006 il cambio direzione. Per il primo periodo la multa è di 181.340 euro. Per il secondo periodo la multa è invece di 156.030. Totale 337.370 euro. Nello specifico l'articolo 7 prevede un riposo di almeno undici ore ogni ventiquattro e a otorino è stato riscontrato un riposo di dieci ore e qualche minuto. L'articolo 9 prevede un giorno di riposo ogni sette lavorativi mentre a Ravenna il riposo ha cadenze variabili: a volte il sesto giorno a volte l'ottavo. L'Ausl ha già provveduto, come previsto dalla procedura, a fornire una memoria difensiva. A questo punto la palla torna nelle mani del ministero che dovrà valutare la difesa dell'azienda e procedere di conseguenza. Con due alternative: accogliere a pieno (o in parte) la difesa e quindi annullare i verbali (o una parte) oppure respingerla e procedere con l'ingiunzione di pagamento. In seguito l'Ausl potrà giocarsi l'ultima carta a sua disposizione: portare il caso davanti al giudice del lavoro. Tutto questo potrebbe arrivare a conclusione non prima di un paio di anni. Intanto l'azienda sanitaria si difende e lo fa attraverso le parole del direttore amministrativo Savino Iacoviello. Che conferma la difformità riscontrata a otorinolaringoiatra ma specifica che "il decreto legislativo in questione è l'attuazione di un direttiva comunitaria e il contratto nazionale prevede la derogabilità della materia riferita ai riposi giornalieri e settimanali (quelli oggetto delle multe, ndr) con strumenti compensativi o la possibilità di recupero". Misure che Iacoviello giudica presenti nel contesto ravennate: "Dal 1999 c'è un accordo con i sindacati degli infermieri per adottare un orario leggermente diverso ma più gradito al personale stesso. Cambiare l'orario vorrebbe dire cambiare la vita di circa mille turnisti. L'Ausl è solidale con i due dirigenti dell'assistenza infermieristica e si attiverà con tutti i mezzi a disposizione". Andrea Alberizia


Infermieri, i nuovi poveri sempre meno considerati
Fonte: Gazzetta di Mantova del 23/08/2008 ed. Nazionale p. 24

Sono infermiera presso il Pronto Soccorso cittadino e referente aziendale per Nursing Up (il sindacato delle professioni infermieristiche) e scrivo in relazione all'articolo sul pensionato apparso il 9 agosto che titolava: «I nuovi poveri - Ecco i lavoratori che abitano al pensionato». Nel sottotitolo venivano indicati operai, infermiere e muratori come qualifiche di chi usufruisce degli alloggi a costo ridotto e il morale è andato a terra... non perché mi sia stupita della cosa ma perché ho avuto un'ulteriore conferma di una realtà. A tutt'oggi noi Infermieri siamo laureati (non ho visto elencati gli Ingegneri ambientali, ad esempio, che hanno un percorso di studi di 3 anni pari al nostro) e lavoriamo in coscienza ed autonomia per alleviare la sofferenza di chi necessita di aiuto o per salvare delle vite, siamo però comunemente considerati solo degli ausiliari specializzati. Tanto che anche a livello economico siamo tra gli ultimi in Europa. Da anni persone come me e altri combattono (magari a fasi alterne ed alterna fortuna) per vedere riconosciuta la propria professionalità, impegnandosi e aggiornandosi continuamente ma la nostra funzione, il nostro ruolo, continua ad essere considerato marginale e quindi non riconosciuto. In una fabbrica la produzione si ferma senza operai, in un cantiere la casa non cresce magicamente da sola senza muratori... In ospedale senza infermieri come si fa? Cosa succede? Succede che le persone non vengono assistite, non vengono somministrate le terapie, non vengono effettuate le medicazioni... magari le persone muoiono se nessuno si accorge che stanno male. La nostra Sanità non è perfetta, va modificata adeguandola ai nuovi ruoli e alle esigenze della popolazione che cambia. Noi infermieri (la maggioranza) siamo pronti ad impegnarci ma penso che ci meritiamo maggior considerazione, soprattutto da chi ci governa e che invece continua a relegarci in fondo alle statistiche europee sia come retribuzione che come numero di unità: la scarsa visibilità sociale, il basso livello economico, i carichi di lavoro in aumento e la (im)possibilità di carriera di un Infermiere certo non fa gola ai giovani. Infermieri d'Italia, uniamoci! Alessandra Fagnoni

«Gli infermieri? Al Maggiore le paghe più basse»
FONTE: La Gazzetta di Parma del 13/06/2008 p. 14
SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA. IL 19 ASSEMBLEA UNITARIA OSPEDALE SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA. IL 19 ASSEMBLEA UNITARIA

«Gli infermieri? Al Maggiore le paghe più basse» Lavoratori in mobilitazione dopo la rottura sull'integrativo. Parte lo stop agli straordinari Monica Tiezzi II Da ieri circa 3.100 dipendenti dell'ospedale Maggiore (operatori sanitari, tecnici, ausiliari, amministrativi e 1.800 infermieri) hanno sospeso gli straordinari. E' la decisione presa da Cgil, Cisl, Uil e Fials in seguito alla rottura
della trattativa per il contratto integrativo, una settimana fa. «Alla nostra piattaforma in 12 punti, presentata l'11 febbraio, la direzione ha risposto con una proposta difficile persino da decifrare: ridurre in tre anni il personale di 100 unità e spalmare il recupero salariale in un triennio» dice Maurizio Frigeri, segretario della funzione pubblica Cgil. Ma non solo sul recupero salariale puntano i sindacati, che ieri hanno convocato una conferenza stampa per spiegare le loro ragioni. L'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, sostengono, continua a perdere pazienti («17% di mobilità verso il privato » dice Frigeri) e offre a infermieri e personale non medico gli stipendi più bassi di tutta la Regione (una media di 1400 euro al mese per un infermiere laureato, indennità incluse). «Le professionalità non vengono valorizzate e non riescono ad esprimersi. La nostra piattaforma vuole anche migliorare l'assistenza di quello che è, dopo il Sant'Orsola, il maggior ospedale della Regione» dice Frigeri. «Non facciamo richieste esose, ma chiediamo un adeguamento - rilancia Frigeri - La Conferenza Stato-Regioni ha assegnato a Parma e provincia, per il 2007, 605 milioni di euro e altri 636 nel 2008. Per gli incrementi salariali ne chiediamo lo 0,16%. Ossia 40 euro lordi in più nella busta paga mensile. Tanto per fare un paragone, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni ha elargito 1200 euro in più all'anno ». La situazione di disagio è tanto più forte, dice Achille Tegoni della Fials, a fronte dell'aumento di personale che si è registrato negli ultimi anni, «circa 370 persone ». Questo ha comportato un aumento di ore lavorate, il raddoppio delle posizioni organizzative, l'apertura di nuovi reparti e servizi, l'adozione di nuove tecnologie. «Il risultato: le risorse sono state spostate verso l'alto, a discapito della maggioranza dei lavoratori. Molti dei quali se ne sono andati in cerca di salari migliori. Ed ecco perchè il nostro ospedale ha la più alta percentuale di turn-over di tutta la Regione»» dice Marco Perdichizzi della Rsu Cisl. «Abbiamo un personale altamente qualificato, costantemente aggiornato e con forti aspettative. Ma non si riesce a lavorare bene e a garantire il meglio ai pazienti» sintetizza Pasquale La Torre della Rsi Cgil. «Nonostante gli straordinari, per i quali sono stati spesi circa 700mila euro nel 2007, e nonostante quasi 500 nuovi operatori, il personale non riesce ad avere permessi e aspettative» dice Giovanni Oliva della Cisl. «Gli infermieri sono oberati da carichi di lavoro estenuanti, spesso si saltano i riposi» aggiunge Dario di Marcoberardino del sindacato autonomo degli infermieri «Nursing up». La direzione aziendale ieri non ha replicato. Intanto i sindacati annunciano un'assemblea con i dipendenti, nell'aula di rappresentanza del Maggiore, per il 19 giugno. Un incontro in cui potrebbero essere decise nuove forme di mobilitazione. Sindacati all'attacco La conferenza stampa organizzata ieri nella direzione ospedaliera del Maggiore.

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