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Comunicazione del Nursing Up al Tavolo tecnico della professione infermieristica del 29-9-2016



Associazione Nazionale SINDACATO Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica
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IL PRESIDENTE

 

                                                                             

Roma, 29 Settembre 2016

 

Al Coordinatore del tavolo tecnico scientifico della professione infermieristica

In relazione alla nuova domanda di salute

 

Oggetto: Comunicazione del Nursing Up relativamente allo stato avanzamento lavori del “Tavolo tecnico scientifico della professione infermieristica in relazione alla nuova domanda di salute “

 

Gentile Coordinatore del tavolo dott. Maurizio Zega,

Ho preso visione del documento inviato alla mia segreteria il giorno 23/09/2016.

Come sindacato siamo da anni protesi al raggiungimento di un accordo che consenta una reale e coerente  implementazione  delle competenze della professione infermieristica , parlo della costruzione di un nuovo modello che finalmente , sulla base di un approccio di tipo olistico, affronti complessivamente  i nuovi ruoli cruciali che possono essere rivestiti dall’infermiere .

I professionisti dell’infermieristica sono consapevoli di essere chiamati alla costruzione partecipata di un nuovo sistema di assistenza che, a livello nazionale, potrà consentire, se correttamente realizzato, una rivoluzione in positivo ed un balzo in avanti senza precedenti.

Mi riferisco alla reale promozione ed implementazione dei ruoli innovativi che l’infermieristica può e deve avere all’interno di un modello complessivo che ripensi e riproponga l’attuale Sistema Sanitario Nazionale.

Il fine del documento in oggetto sarebbe quello di raggruppare in un unico contesto e rendere sinergiche, a sistema, le varie tipologie di implementazioni che si dimostrano realmente innovative del potenziale impiego delle professionalità infermieristiche , scenario che il Nursing Up promuove da anni  e che purtroppo, ancora oggi, non ha trovato riscontro in  alcun provvedimento politico degno di menzione .

Mi riferisco in particolare a : 

-Evoluzione della risposta assistenziale con passaggio dall’approccio alla cronicità a quello ben piu’ efficace basato sulla sanità di iniziativa

- L’infermieristica di famiglia e di comunità

- L’assistenza infermieristica domiciliare

- L’assistenza infermieristica ambulatoriale

- Gli ospedali di comunità

Sulla scorta dei lavori già’ effettuati , ai quali abbiamo contribuito con modesto riscontro e che riteniamo ancora incompleti, sentiamo forte l’obbligo di ribadire alcune criticità , emerse in modo particolare dopo la lettura delle novità (peraltro non discusse al tavolo ) contenute nell’ultimo testo a noi giunto , in ordine alle quali riteniamo si debba ancora lavorare, pur condividendo l’esigenza di imprimere un colpo di acceleratore a tutto il procedimento ( nella sua essenza piu’ nobile).

Nursing Up teme,  oggi , che questioni estranee al sano ed urgente fine che si proponeva in origine  il tavolo tecnico , possano fuorviare i risultati che gli infermieri e la collettività tutta attendono ormai da tempo.

Siamo profondamente convinti del fatto che il tavolo stia facendo passi avanti ma attenzione a restare sul tema.

Abbiamo letto attentamente il contributo presentato dalla Federazione nazionale dei collegi I.P.A.S.V.I. il cui intento - da più parti dichiarato – sembra essere quello di armonizzare ed unificare  il documento iniziale da Lei presentato ,  con i vari contributi proposti dagli esperti delle Regioni, di altre Associazioni e dei Sindacati.
Come meglio specificherà proseguendo, non  posso non notare che lo scritto sembra affrontare , tra le altre cose , alcune ipotesi di organizzazione professionale che oggi non sono nella disponibilità delle parti, perchè disciplinate , nel dettaglio, dal legislatore ovvero, talvolta, perchè carenti di taluni presupposti irrinunciabili e sostanziali   facenti capo alle doverose responsabilità politiche. Tutto ciò, purtroppo,  comporta il rischio di rendere i lavori del consesso  null’altro che una mera “ enunciazione di auspici e potenzialità”.

Ora, se per un verso e’ del tutto evidente  che  il documento di cui si parla  si occupa ( finalmente) dell’ esigenza di  creare le necessarie premesse  per assicurare una futura collocazione contrattuale alle centinaia di migliaia di infermieri  “ con laurea magistrale” che operano giorno e notte nei servizi e nelle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private , per altro verso nulla o poco dice (come invece chiede a gran voce il  Nursing Up)  su quella che deve essere la necessaria valorizzazione del grande motore dell’assistenza italiana , ossia “gli infermieri” .

Mi riferisco  a quei professionisti che  non sono stati ancora impalmati di una laurea magistrale , di una specializzazione,  o di un perfezionamento clinico/ master o quant’altro e che da anni aspettano  il mero ma doveroso riconoscimento del loro ruolo , delle loro responsabilità e l’aspettano per il semplice fatto di essere “SOLO” infermieri.

Il documento del quale scrivo interpreta in maniera direi “singolare” le previsioni delle attuali norme di legge, una lettura che ci chiede di parlare delle motivazioni che si pongono alla base delle nostre perplessità.

Mi riferisco , solo per citare un esempio, alla doverosa correlazione tra l’art 3), punto 6), lett c) della  legge 43/2006 e la singolare qualificazione dei Laureati Magistrali in qualità di “specialisti” , laddove la norma vigente individua invece, chiaramente e diversamente da quanto prevede il documento di cui parliamo , che tale qualificazione debba essere  riservata , citiamo testualmente ai  “…c) professionisti specialisti in possesso del master di primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall'università ai sensi dell'articolo 3, comma 8, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e dell'articolo 3, comma 9, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270;”. Ma anche di questo scriverà più dettagliatamente andando avanti.

E mi riferisco anche, sempre con riferimento alla ipotizzata possibilità di attribuire ai Laureati Magistrali il profilo di specialista, alla evidente incongruenza tra tale ipotesi e le indicazioni che il comitato di settore ha impartito all’ARAN inerentemente al prossimo CCNL Sanità, quello del triennio 2016/2018  laddove , al titolo 3), punto 2)  senza lasciare alcun adito a dubbi si legge testualmente :  

“  …Il contratto nazionale descriverà, pertanto, analogamente a quanto già fatto per l’insieme dei profili, le declaratorie delle competenze proprie delle posizioni di “professionista specialista” e di “professionista esperto” delle professioni sanitarie infermieristica - ostetrica, tecnica, della riabilitazione e della prevenzione, nel rispetto di quanto previsto dal profilo professionale, dal percorso formativo e dal codice deontologico, salvaguardando le specifiche competenze professionali degli altri professionisti, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della Legge n. 42 del 1999.

 In tale logica e per tale scopo va precisato che:

a) la posizione di “professionista specialista” è attribuita al professionista laureato delle citate professioni sanitarie in possesso del master di primo livellodi cui all’art. 6 della Legge n.43/06;

 b) la posizione di “professionista esperto è attribuita al professionista che ha acquisito competenze avanzate, tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali, anche in virtù di protocolli concordati tra le 12 rappresentanze delle professioni interessate, di quelle mediche e dell’area sanitaria più in generale.

Al riguardo il Comitato di Settore ricorda che è compito dell’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie, ricostituito presso il MIUR con il decreto interministeriale 10 marzo del 2016 - nell’ambito del quale è presente anche il Ministero della salute - la definizione di quali master specialistici possano rispondere agli effettivi bisogni del SSN.

Il Comitato di Settore auspica,al fine di dare completezza al quadro delineato, una modifica normativa che preveda ai fini dell’accesso alla posizione di “professionista specialista” in alternativa al possesso del relativo master, l’aver svolto un percorso ultra quinquennale verificabile all’interno dell’area di riferimento nonchè la rivisitazione degli ordinamenti didattici delle lauree magistrali delle professioni sanitarie infermieristiche - ostetrica, tecnica, della riabilitazione e della prevenzione finalizzata anche ad una reale evoluzione professionale.

Va ribadito, infine, che in ogni caso tutte le competenze professionali vanno esercitate nel rispetto dei profili, delle declaratorie, dei codici deontologici e della formazione acquisita, fatte salve le competenze previste per gli altri professionisti, sino ad escludere, quelle improprie delle singole figure e profili professionali, con particolare riferimento a quelle domestico alberghiere ovvero quelle di pertinenza di altre professioni e per esse previste.

L’assetto economico e normativo nel quale iscrivere il professionista specialista ed il professionista esperto andrà definito in sede di revisione dell’intera architettura delle funzioni di coordinamento e di posizione organizzativa, per i quali si rinvia allo specifico punto. …”

Orbene, Nursing Up ha ben compreso  la ratio che sottende alle ipotesi di revisione dei piani di studio dei corsi di laurea magistrale per conformarli alle esigenze di dare una qualificazione spendibile agli interessati. Nutriamo seri dubbi e perplessità , nonostante ciò,  sul rischio  per noi ben evidente, che  si concretizza ipotizzando di dare  al collega con laurea magistrale una collocazione tra gli specialisti che attualmente non è prevista dalla norma , e che non rientra nemmeno , se non come mero auspicio in ipotesi di futura modifica normativa , in quello che è l’Atto di indirizzo contrattuale ultimamente adottato dal Comitato di Settore . Tale rischio coincide, per noi, con l’alto valore demagogico della proposta oggetto della presente,  a causa della scarsa (o inesistente) possibilità di realizzazione.

Ovviamente sulla materia siamo disponibilissimi a confrontarci su ogni ipotesi contraria e  su ogni altra posizione direttamente e/o indirettamente correlata al nostro assunto. 

Come ho avuto modo di dichiarare ai media nei giorni scorsi, per  noi del Nursing Up, l’ipotetica applicazione delle linee guida sopracitate senza preoccuparsi di apportare alle stesse , previamente , i  doverosi ed opportuni accorgimenti potrebbe realizzare le seguenti criticità:

- scontentare i possessori di laurea magistrale , i quali , ricordiamolo, non si sono formati per assumere la qualifica di “specialista”  (come invece vuole il documento), che la norma invece attribuisce ai possessori di Master di primo livello . I Laureati Magistrali ambiscono ad assumere ruoli di ben diversa e più qualificata responsabilità sotto il profilo gestionale .

-                Scontentare i colleghi  oggi qualificati come “specialisti” ai sensi della legge 43/2006 , cioè coloro che hanno conseguito  il Master di primo livello ( e gli altri titoli indicati dalla norma medesima…)  i quali, ragionevolmente,  potrebbero vedere allontanarsi  la già delicatissima ipotesi di riconoscimento contrattuale delle loro conèdizioni giuridico formative proprio a causa dell’improvviso allargamento della platea di interessati a numeri cosè elevati di possessori di laurea magistrale.

-                    Creare una eccessiva “parcellizzazione ” delle attività infermieristiche, che non significa operare la necessaria e da noi sostenuta “revisione dei modelli organizzativi di assistenza” , ma  bensì ” cercare di fare spazio a più persone  possibile” incentrando ogni leva su assunti teoretico metodologici  non sempre applicabili alla realtà organizzativa infermieristica e discostandosi pericolosamente dalle reali dinamiche funzionali ed organizzative.

-                    Scontentare tutti gli infermieri che non sono specialisti e/o laureati Magistrali. Si perchè nella denegata ipotesi in cui l’organizzazione proposta nel documento fosse accolta a livello contrattuale senza opportuni aggiustamenti , ciò comporterebbe ,  in un momento di grave carenza di risorse  come quello attuale, l’esigenza di convogliare gran parte ( se non tutte…) le già esigue disponibilità economiche per creare le nuove posizioni contrattuali dei laureati magistrali , rendendo praticamente impossibile, sia il raggiungimento di tale ambizioso obiettivo per i primi , che  il doveroso riconoscimento che attendono tutti gli altri .

-                    Nel rapporto tra “infermieri con laurea magistrale” e “coordinatori”, il documento esplicita in maniera chiara l’esigenza di reimpostare i piani di studio delle Lauree Magistrali  su un filone squisitamente gestionale e formativo , non chiarendo , purtroppo, cosa intende quando dichiara che  si deve procedere a  “rivedere l’esclusività prevista dalla legge 43/2006 del possesso del solo master universitario  di primo livello per assumere la funzione di coordinamento”;   cosa significa questo ? Che i caposala ( coordinatori) devono temere di vedersi surrogare, nel tempo, dai colleghi con laurea magistrale? Se così fosse,  chi lo pensa deve dirlo chiaramente, assumendone ogni conseguente responsabilità.  Oppure significa che i colleghi con laurea magistrale dovranno rivedere le loro ambizioni verso ruoli  dirigenziali , ed essere costretti a  fermarsi al livello precedente ? Anche questo va chiarito!

Ribadisco che il documento oggetto della presente, letto sotto la lente della  Legge 43/2006,  fonda parte delle proprie  ambizioni di revisione organizzativa e contrattuale  su  modelli di non immediata applicabilità perchè soggetti , almeno allo stato, alle  disposizioni della legge vigente, che regola in maniera diversa e precisa,  la specifica materia.

Inoltre, per quanto attiene all’esigenza di creare un documento che delinei principi e linee guida e che sia caratterizzato dalle potenzialità per diventare concretezza fattuale e disposizioni contrattuali , noi del Nursing Up vediamo allo stato dell’arte un grave vuoto , quello della sua concreta realizzabilità senza la previa , indifferibile attribuzione delle risorse contrattuali da parte dello Stato , risorse mirate che, desidero ricordarlo, al momento sono inesistenti.

Nursing Up ribadisce pertanto, e condivide , per quanto di competenza,  che l’obiettivo del tavolo tecnico debba essere quello di ipotizzare nuovi modelli organizzativo gestionali attraverso il coinvolgimento della professione infermieristica ai massimi livelli delle sue potenzialità , purchè gli stessi non si allontanino, come invece ci pare che stia accadendo ,  da una reale , concreta , tempestiva ed ormai indifferibile praticabilità, sia sotto il profilo normativo che contrattuale .         

Per quanto sopra, invito  Lei, quale coordinatore del tavolo, a recuperare l’essenza e lo scopo nobile che il documento si proponeva. Di tale scritto restano per noi critici , per essere chiaro e pur precisando che non si tratta dell’unico motivo di doglianza,  gli ultimi capoversi del paragrafo 2) e l’ultimo capoverso del paragrafo 3 b) , in quanto è evidente che gli assunti ivi contenuti , sia esplicitamente che attraverso i documenti ai quali essi  rinviano, impongono i necessari ed urgenti aggiustamenti. Questo si rende necessario per le ragioni in parte già declinate e perchè  la loro eventuale attuazione potrebbe dar luogo ad  una singolare e discutibile  modalità di realizzazione dei sottesi principi di promozione dell’infermieristica , sino a pregiudicarne , addirittura,  la concreta attuazione .

 

Nel metodo , infine ,  e con esplicito riferimento ai futuri lavori del consesso che Lei coordina, La invito ” a mettere nuovamente a disposizione di tutto il tavolo ”  le problematiche  oggetto della presente nota , al fine di produrre un documento finale realmente rispettoso dei vari apporti . La invito, quindi , a riflettere molto, se necessario con i referenti politici con i quali si confronta, sull’ opportunità di continuare a surrogare il doveroso e previo apporto di tutte le componenti del consesso, con contributi e/o documenti di  fonte univoca ed esclusiva ( anche se autorevole…), comportamento che, di fronte al rischio di rendere la materia “autoreferenziale”, ci costringerebbe-nostro malgrado - a valutare seriamente l’ulteriore partecipazione del Nursing Up  a tali discussioni.

 

 

 

Dott. Antonio De Palma

Presidente  Nursing Up

 

Il Sindacato degli Infermieri Italiani

Associazione Nazionale
Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica

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