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«Legge Brunetta, così le asl l'hanno strumentalizzata»
Il Giornale del Piemonte del 28/09/2008 ed. Nazionale p. 3
Gli infermieri denunciano due casi al San Luigi e alle Molinette: « I part time negati per una applicazione sbagliata e arbitraria della norma » « Ci ò che avevamo temuto si sta avverando. I primi casi ci sono stati segnalati al San Luigi di Orbassano e alle Molinette. Si tratta di alcune mamme le quali pi ù di sei mesi fa avevano fatto richiesta del part time e ora si sono viste sospendere la pratica o rimandare con una lettera che riportava la fantomatica necessit à di un incontro con le parti sindacali prima della concessione di quello che invece è un diritto del lavoratore. Un fatto che ha messo in gravissima difficolt à queste persone » . Dalle parole ai fatti, Claudio Delli Carri, responsabile regionale di Nursing up, la sigla che maggiormente rappresenta gli infermieri, porta alla luce le prime testimonianze della denuncia fatta dal sindacato qualche settimana fa quando parl ò di una applicazione « sbagliata e arbitraria » di un norma della cosiddetta Legge Brunetta, nella parte che regola la concessione del part time introducendo la discrezionalit à delle aziende. « Ricordo che le aziende sanitarie possono arrivare ad avere una percentuale di dipendenti parttime pari al 25 per cento del totale - afferma Delli Carri -. Quello che si sta configurando è invece un atteggiamento puramente strumentale delle aziende, che nulla ha a che vedere con il principio del decreto Brunetta, il quale andrebbe applicato solo dopo la riforma imprescindibile degli orari di lavoro, con una redistribuzione dei turni operativi, che riordini un volta per tutte la sanit à pubblica » . Insomma, la chiave di lettura scelta dalle asl e quindi dalla Regione sarebbe ingiustamente penalizzante nei confronti dei lavoratori. « Il sospetto inoltre è che il part time oggi non venga pi ù concesso in quei reparti dove ci sono problemi per la necessit à di personale, o per la complessit à dell ' impegno lavorativo, tentando cos ì di tamponare la necessit à di assunzione di nuovi infermieri - prosegue Delli Carri -. Si tratterebbe di un atteggiamento strumentale che va contro ogni principio di rispetto per il lavoratore » .
Part time negato a mamme infermiere: «Daremo battaglia»
FONTE: Cronaca Qui Torino del 26/09/2008 p. 12
Hanno chiesto un part time che però non è mai arrivato. È quanto è successo ad alcune infermiere degli ospedali San Luigi di Orbassano e Molinette di Torino e a denunciarlo è il Nursing Up che per questo potrebbe aprire un'azione legale. Si tratterebbe di alcune mamme che avendo fatto richiesta del part time più di sei mesi fa si sarebbero viste sospendere la pratica (o rimandare) con una lettera che riportava la necessità di un incontro con le parti sindacali prima della concessione del loro diritto. «Prima della legge Brunetta - spiega il responsabile regionale Nursing Up Claudio Delli Carri - dalla domanda per un part time alla sua concessione potevano passare al massimo sei mesi, ora, grazie al concetto della discrezionalità, possono passare anche degli anni. È un fatto vergognoso che penalizza tutti i lavoratori del comparto pubblico». «Il sospetto - aggiunge - è che il part time oggi non venga più concesso in quei reparti dove ci sono problemi per la necessità di personale o per la complessità dell'impegno lavorativo, tentando così di tamponare la necessità di assunzione di nuovi infermieri». Il sindacato attende delle risposte da parte dell'assessore alla Sanità. «Nel frattempo - conclude Delli Carri - stiamo valutando, tramite il nostro ufficio legale, se vi siano i presupposti per una azione di tutela dei lavoratori che sono stati penalizzati da questa applicazione del tutto arbitraria della Legge 133». [l.c.]
"Mamme infermiere, niente part-time"
La Repubblica del 17/09/2008 , articolo di SARA STRIPPOLI ed. Torino p. 09
Il sindacato Nursing up: richieste negate in molte Asl del Piemonte Galanzino: "Non vogliamo mettere sbarramenti, ci serve soltanto un po' di tempo" P ART-time negato alle mamme infermiere. La denuncia arriva dal sindacato infermieri Nursing up che alla ripresa dell'attività autunnale segnala che le aziende sanitarie stanno interpretando in senso restrittivo il decreto Brunetta (la legge 112 del 25 giugno 2008), approfittando della discrezionalità riservata all'azienda per ridurre il numero dei part-time in ospedale. «La norma si sta trasformando in un boomerang che colpisce gli infermieri e i lavoratori di tutto il comparto pubblico», dice il segretario regionale Claudio Delli Carri. Il quale spiega che anche se le aziende sanitarie potrebbero arrivare ad avere una percentuale di dipendenti part-time pari al 25% del totale, in pratica nessuna Asl che ha ricevuto richieste da parte delle sue dipendenti ha di fatto concesso l'impiego a mezza giornata a partire proprio da fine giugno. «Ci lascia stupefatti che le aziende sanitarie del Piemonte abbiano interpretato il decreto Brunetta con una strumentalizzazione che di fatto penalizza gravemente una larga fetta di lavoratori - commenta Delli Carri - . La richiesta di part-time è sempre generata da necessità complesse, come quelle di una mamma nell'accudire i figli o di una famiglia che deve seguire un parente in difficoltà». Il sindacato per ora non ha numeri precisi sulle richieste negate, ma dice che il fenomeno interessa tutto il territorio regionale, ad eccezione della provincia di Cuneo, dove la percentuale del 25% era già stata raggiunta. Ma le segnalazioni arrivate in questi giorni dalle lavoratrici, in particolare dall'ospedale Molinette, dall'azienda sanitaria del Verbano, dalla To3, Rivoli, Pinerolo, Venaria, sono decine. «In generale riscontriamo una rigidità delle aziende, che non contemplano la possibilità di spostare i lavoratori in altri dipartimenti dove il part-time non creerebbe problesonale assistenziale, sono 500 su 2500, una percentuale attorno al 20 per cento. «Nessuna intenzione di mettere sbarramenti - la promessa di Galanzino - abbiamo soltanto bisogno di un po' di tempo. È ovvio che dove c'è il part-time, sia verticale sia orizzontale, non ci possono essere i turni e questo complica l'organizzazione». La questione però si allarga anche al tema degli orari, insiste il sindacato: «è assolutamente necessaria una riforma degli orari, con una redistribuzione dei turni operativi. Se prima non si risolvono questi problemi, venendo incontro alle famiglie anche tramite un piano regionale di sostegno e aumento degli asili nido in modo che possano avere orari più confacenti agli impegni dei lavoratori turnisti, come sono gli infermieri, il vero rischio è il caos totale mi dice ancora Delli Carri. Il direttore generale delle Molinette Giuseppe Galanzino replica alle critiche ricordando che prima del decreto Brunetta la sua azienda ha chiuso un accordo con le organizzazioni sindacali: «Abbiamo concesso un solo part-time nel caso di una lavoratrice in condizioni familiari difficili. Siamo in una fase di riorganizzazione e a novembre bandiremo un concorso».
Diritto alla fruizione integrale dei 15 giorni di ferie aggiuntive per il personale del S.S.N. esposto al rischio di radiazioni ionizzanti. Vittoria del sindacato degli infermieri innanzi al giudice del lavoro di asti che condanna l'Azienda Sanitaria a far fruire ai ricorrenti di ulteriori 10 giorni di ferie arretrate e non godute, maturate negli anni 2003, 2004 e 2005. Tale rivendicazione è nata per un'interpretazione più sfavorevole ,ma unilaterale (e priva ,dunque , di valore applicativo ) dell' aran ,la giurisprudenza ha affermato il diritto ,per coloro che sono professionalmente esposti al rischio di radiazioni , ad usufruire delle ferie aggiuntive di 15 giorni lavorativi e non di calendario , con l'esclusione dal computo , pertanto , non solo delle domeniche e delle eventuali festività, ma, per il personale che presta servizio in cinque giorni la settimana , altresì delle giornate di sabato ricadenti nel periodo stesso. Seppure una una recente siposizione della Regione Piemonte abbia riconosciuto dal 2006 il computo dei 15 giorni aggiunti di ferie ,per il personale esposto in modo permanente al rischio radiologico,intesi come come giorni lavorativi, vi sono molti dipendenti, nella sanità pubblica piemontese, che devono ancora fruire dei giorni di ferie maturate negli anni 2003, 2004 e 2005. Ci auguriamo, forti dalle recente sentenza del giudice del lavoro di asti, di addivenire ad un accordo aziendale ,con l'A.S.L. di ASTI, che riconosca a tutti gli interessati la fruizione dei giorni di ferie arretrate e non godute, maturate neli anni 2003,2004 e 2005.
In caso contrario promuovermo nuove vertenze per il riconoscimento di tale diritto. Per ulteriori informazioni contattare i numeri telefonici: 011306703 e 3898093406
Mancano infermieri in Malattie infettive Asl: "Sono in arrivo"
FONTE: La Stampa del 04/06/2008 ed. NOVARA p. 58
La carenza di personale contagia anche il reparto malattie infettive. E all'ospedale Castelli di Verbania tornano le rimostranze per turni sballati, rientri forzati e lavoro male organizzato. A farsi carico del malessere è il sindacato «Nursing up», che sottolinea Come «il regolare svolgimento delle attività è garantito con l'uso continuo degli ordini di servizio, che dovrebbero essere un'eccezione». Insomma, il problema è sempre lo stesso: il personale che non basta. «Si espande a macchia di leopardo nei vari reparti - dice il segretario provinciale Roberto Amerio -. In malattie infettive, secondo le nostre stime, mancano 3 o 4 infermieri, gli Oss e soprattutto un coordinatore infermieristico». A dimostrare il disagio degli 8 infermieri che si dividono sui 15 posti letto, Amerio cita le lettere di lamentele inoltrate ai dirigenti: «Un operatore che chiedeva informazioni sulle ferie si è sentito rispondere di non prenotarle, un altro che aveva appena terminato il turno dalle 6 alle 14 è stato richiamato alle 16 per coprire cinque ore e mezzo. Sono solo due esempi di una situazione che non può continuare». La risposta dell'Asl non si fa attendere: la procedura per le assunzioni è già avviata e in dirittura di arrivo. «Ora abbiamo una graduatoria valida cui attingere - spiega il direttore generale Ezio Robotti - e stiamo aspettando la risposta delle persone selezionate». Non solo per malattie infettive ma per tutto il Castelli: «Faremo subito una decina di assunzioni e l'organico dell'ospedale salirà a 650 unità. Poi, graduatoria alla mano, interverremo ove necessario». Il blocco delle assunzioni imposto dalla Regione, infatti, è superato e l'Asl può agire liberamente (rispettando il vincolo di spesa per il personale): «Oltre alle nuove assunzioni - conclude Robotti - abbiamo dato subito il via ai concorsi per le immissioni di ruolo dei contrattualizzati a tempo determinato». Insomma, l'estate si profila un forse po' difficoltosa, «ma dovremmo gestirla al meglio».
Ultime dalla sanità
Turni impossibili al Pronto soccorso" Ogni giorno 156 accessi - Organico carente di sette unità
FONTE: La Stampa del 30/05/2008 ed. ASTI p. 55
"Troppo pochi gli infermieri". La posizione dell'Asl Pochi, troppo pochi, con turni ormai difficili da sostenere: sono gli infermieri del Pronto soccorso del «Cardinal Massaia» che attraverso il sindacato di categoria, il «Nursing Up», lanciano un allarme all'azienda sanitaria. Sono 25, di cui due solo part-time, altri con l'esenzione del turno di notte per motivi familiari, ridotti talvolta da infortuni o malattia. Così i turni si allungano e i riposi spesso vengono saltati, ma di fatto, in ogni caso, ne servirebbero 7 in più e a marzo tra l'Asl-At e il «Nursing up» era stato siglato un accordo in cui l'azienda si impegnava entro giugno a reperire il personale mancante tramite la «mobilità d'urgenza». «Vuol dire che un infermiere può essere, per un mese, spostato da un reparto al Pronto soccorso, come rinforzo» spiega Claudio Delli Carri, responsabile regionale del sindacato. Ma sul metodo, è scettico: «E' solo un tampone, al Pronto soccorso serve personale già specializzato, se no i nuovi arrivati devono essere affiancati da un collega più esperto, e questo complica le cose». Così, hanno pensato ai 12 infermieri del Primo soccorso di Nizza: «Sono già preparati e per il breve periodo si potrebbe trasferirne alcuni ad Asti, integrando Nizza con gli interinali, visto che ha un livello di accessi più basso». Uno scambio, insomma, per cui si chiede anche «la solidarietà dei colleghi nicesi». Ma il direttore Asl-At Luigi Robino non sembra pensarla allo stesso modo: «Questo potrebbe essere letto come un tentativo di togliere servizi alla Valle Belbo, che non è tra le nostre intenzioni. A Nizza - precisa - abbiamo verificato che quello è il team giusto per dare un buon servizio». Di certo, tra gli infermieri del Ps astigiano il morale non è alto: «Una volta aspiravamo tutti a lavorare in Pronto soccorso - raccontano Raffaella Barisone e Vania Casasola, infermiere, insieme al delegato astigiano Rosario Arrabito - ma a queste condizioni è ovvio che tutti vogliano andare via». E il «Nursing Up» ribadisce il «no» alle assunzioni tramite agenzia interinale: per il breve periodo, suggerisce bandi per assunzioni a tempo determinato, sul lungo periodo «una nuova organizzazione e incentivi». Il direttore Robino in parte concorda: «Se gli incentivi serviranno, ci
si può pensare, nel frattempo stiamo preparando due bandi a tempo indeterminato e cerchiamo di tamponare la situazione con gli interinali». Si spera in un tavolo tra le parti: «Magari che l'Asl di Asti seguirà l'esempio delle Molinette - azzarda Delli Carri - che è andata oltre i minimi di personale previsti dalla Finanziaria».
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Altro servizio A PAGINA 56
Sono 25, attualmente, gli infermieri in servizio al Pronto soccorso del «Cardinal Massaia», 156 in media gli accessi giornalieri al servizio, calcolati dal sindacato tra il maggio 2007 e il maggio 2008, 36 le ore «canoniche» settimanali di servizio per ciascun dipendente, 7 gli infermieri che mancherebbero per completare l'organico. Il sindacato «Nursing Up» guarda anche al punto di primo soccorso dell'ospedale di Nizza, per eventuali «prestiti» di personale già specializzato. A Nizza sono 12 gli infermieri, 28 gli accessi in media giornalieri calcolati nello stesso periodo. «Per istruire un nuovo infermiere professionale a lavorare in pronto soccorso - spiega il sindacato - servono minimo 3 mesi».