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Gli infermieri esasperati: «Ora gli agenti in corsia»

Il sindacato chiede ai vertici del Poma un incontro urgente sul pronto soccorso. Il direttore generale Stucchi: «Solidale con i colleghi, la sicurezza è da rivedere»

 

MANTOVA. Sabato un disperato fuori controllo ha completamente distrutto la sala rianimazione del pronto soccorso, seminando il panico tra personale e pazienti. Il giorno prima un’infermiera minacciata con un taglierino da un balordo, mentre timbrava il cartellino di inizio turno; la settimana scorsa, un tossicodipendente che bazzica quasi tutti i giorni all’ospedale, trovato con un coltello in tasca durante una lite con le guardie della vigilanza interna.

Il pronto soccorso del Poma, come del resto quello di quasi tutti gli ospedali, è ormai una trincea. Medici e infermieri sottoposti quotidianamente a insulti, minacce e rischi tangibili per la loro incolumità. «La vicenda di sabato è stata il caso più grave degli ultimi tempi, ma tutti i giorni i nostri colleghi del pronto soccorso sono in pericolo – interviene Sara Sanseverino, infermiera al Poma e portavoce del sindacato dei professionisti sanitari Nursing Up – ormai la vita lavorativa nel nostro punto emergenza è diventata insostenibile. Ci sono colleghi che minacciano di lasciare il lavoro perché stanchi ed esasperati. Tra l’altro, mettono a repentaglio in continuazione la loro incolumità e nel nostro contratto interno non è nemmeno prevista un’indennità di rischio».

«Nei prossimi giorni – va avanti Sanseverino – chiederemo un incontro urgente con l’azienda per ribadire le nostre richieste, quello che ci chiedono i colleghi. Pensiamo sia necessario un presidio di polizia aperto 24 ore al giorno, con un agente in divisa sempre presente tra i corridoi del pronto soccorso, sia a fungere da deterrente che a intervenire per proteggere il personale e tutelare la sicurezza degli utenti. È vero che abbiamo anche le guardie interne, ma la vigilanza privata non ha lo stesso potere delle forze dell’ordine, le guardie non possono intervenire per mettere le manette, ad esempio. Sarebbe utile anche, a partire dalla mezzanotte, una guardiola per filtrare gli ingressi al pronto soccorso; magari allo stesso posto di polizia, con un agente che controlli i documenti di chi entra. Inoltre, occorrerebbe dare la possibilità agli infermieri di intervenire con un trattamento sanitario obbligatorio in caso di reali emergenze».

 

Associazione Nazionale
Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica

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