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Tione. Paolo Panebianco (Nursing up) denuncia: «Turni sguarniti di infermieri» Allarme per il pronto soccorso
Fonte: L'Adige - ed. 12.08.2008
TIONE - «L'ospedale di Tione è un ospedale dimenticato e soprattutto al pronto soccorso la situazione degli infermieri è critica. Sono pochi, c'è bisogno di rinforzi, ma nessuno sembra pronto ad ascoltare le loro rimostranze». A parlare è Paolo Panebianco, del sindacato Nursing up, che ha raccolto le lamentele di molti operatori del settore. «Molte volte gli infermieri si trovano da soli con un medico a gestire le urgenze, sia di giorno che di notte. Questo perché, nonostante sia previsto un organico di due infermieri a turno, uno spesso è impegnato nei trasferimenti». Nei casi più critici o per particolari esami, infatti, i pazienti vengono accompagnati in ambulanza al S. Chiara. Questo, a detta degli operatori, comporta, oltre al tempo del viaggio, anche un certo periodo di attesa per cui spesso il trasferimento dura l'intero turno di lavoro e a volte anche di più. «Di notte - spiega Panebianco - l'infermiere deve anche fare da centralinista, da portinaio, da controllore degli allarmi. Decisamente troppo per un'unica persona che in teoria dovrebbe pensare solo alla salute dei pazienti». Il problema è già stato segnalato alla direzione dell'Azienda sanitaria. È stato fatto presente che dall'inizio dell'anno gli accessi al pronto soccorso di Tione sono aumentati del 3%
raggiungendo, al momento, quota 5400. «L'azienda ha risposto mandando un infermiere interinale ma per noi la risposta non è sufficiente. Chiediamo che per ogni turno siano presenti tre infermieri o, in alternativa, che si costituisca un gruppo per i trasferimenti secondari esterni in modo da non sguarnire il pronto soccorso. Solo i trasferimenti pediatrici nei primi sei mesi dell'anno sono stati ben 46». Panebianco punta il dito contro l'assessore. «C'è delusione tra gli operatori - dice - e la sensazione è di lavorare in un ospedale dimenticato che sta diventando scalcinato».
RAGGIUNTA L'INTESA AUMENTI DI 118 EURO
Apran e sindacati d'accordo sul contratto - La soddisfazione Giusto aspettare: c'era chi ha chiuso al ribasso Paolo Panebianco, Nursing Up
FONTE: L'Adige del 16.07.2008
mattia eccheli Centodiciotto euro lordi di aumento mensile. È il ritocco medio ai salari dei dipendenti dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari (medici e dirigenti esclusi) si metteranno in tasca con il mese di luglio. L'accordo per la sanità è stato raggiunto ieri mattina da tutte e cinque le sigle sindacali: Cisl, Cgil, Uil, Nursing-up e Fenalt. Cgil e Uil avevano sottoscritto in precedenza anche un'altra intesa sotto la quale gli altri rappresentanti dei lavoratori non avevano voluto apporre la loro firma: "Abbiamo voluto attendere - attacca -Paolo Panebianco di Nursing-Up - perché altri avevano accettato di chiudere al ribasso". La firma ufficiale dovrebbe avvenire entro fine mese. La busta paga diventa più "pesante" per effetto dell'integrazione retroattiva del contratto nazionale relativa allo scorso biennio, 2006-2007. Sono stati rivisti anche gli stipendi tabellari per l'anno in corso e per quello venturo. Si tratta, in media, di circa 118 euro: 24 per l'adeguamento e di 94 per il rinnovo. L'aumento è di circa il 5%: "Noi avevamo chiesto il recupero dell'inflazione reale - lamenta Ettore Tabarelli, segretario provinciale della Uil sanità - ma non è quello che abbiamo ottenuto". Con il 2009, il personale non medico e non dirigenziale della sanità costerà al Trentino 12 milioni di euro. In realtà, la cifra stanziata in bilancio non è ancora stata interamente "intaccata" dalla chiusura del contratto perché resta ancora da assegnare poco più di un milione e mezzo di euro. "Siamo soddisfatti - conferma Pier Achille Dalledonne, portavoce della Cisl sanità - ma in settembre si tornerà a discutere". In Trentino si attende la chiusura del contratto nazionale per il quale il personale è già in stato di agitazione: "Non si capisce perché sia sempre migliore a quello applicato in Trentino" accusa Ettore Tabarelli della Uil Sanità Il governo, ha già fatto sapere il ministro Tremonti, non intende andare oltre il riconoscimento dell'inflazione programmata, fissata all'1,7%. "Con i tempi che corrono - ammette Panebianco - abbiamo firmato una buona intesa, con ritocchi tripli a quanto previsto per l'Italia. E poi abbiamo salvato l'indennità sanitaria". La prossima settimana, l'Apran, l'agenzia che si occupa della contrattazione, tornerà ad incontrarsi con i sindacati per discutere dell'intesa per gli enti locali, circa 15mila lavoratori tra provincia, comuni, comprensori e case di riposo. La previsione è di un costo, a regime (ovvero nel 2009), che supera i 30 milioni di euro. Sulle cifre sembra già esserci un accordo di massima: l'aumento stimato è analogo a quello previsto per il comparto sanitario, circa 94 euro lordi mensili.
Ultimissime dalla sanità
«Tutto si può dire dei dipendenti della sanità e in particolare degli addetti che io rappresento, ossia quelli che stanno a diretto contatto con i pazienti, tranne che siano dei fannulloni
FONTE: L'Adige 28.05.2008
Quei 62 giorni di assenza ogni anno sono legati al fatto che la maggior parte dei dipendenti dell'azienda sanitaria sono donne e quindi, giustamente, godono dei benefici previsti per la maternità. Per quanto riguarda le 150 ore di permesso studio, queste vengono utilizzate per approfondire conoscenze nel settore e quindi poi i benefici ricadono sui pazienti. Inoltre c'è l'obbligo dei 150 crediti ogni tre anni e per ottenerli il personale deve spesso andare fuori provincia in quanto da noi non esiste formazione onjob». A prendere la parola, dopo la diffusione dei dati sulle assenze giustificate e retribuite dei dipendenti della sanità è Paolo Panebianco , del sindacato Nursing Up. «Mi permetto di puntualizzare un dato positivo, ossia che siamo virtuosi quando si parla di giorni di malattia e questo nonostante le condizioni di lavoro siano dure». Panebianco sottolinea che anche il dato sulle assenze retribuite va considerato positivamente. «Chi, se non l'ente pubblico e in particolare chi si occupa di sanità, dovrebbe occuparsi di maternità e dei diritti delle mamme?». Quanto al caso del dipendente dell'ospedale di Cavalese licenziato per assenteismo, Panebianco, senza entrare nel merito, sottolinea che come sia giusto che l'Azienda intervenga nel caso di dipendenti che non compiono il loro dovere. «Questi danneggiano anche i colleghi - sottolinea il sindacalista - e ingenerano nell'opinione pubblica la convinzione che i dipendenti pubblici siano tutti dei fannulloni». Nel merito dell'argomento entra anche il consigliere provinciale di Rifondazione Agostino Catalano che sottolinea il fatto che non ci sia alcuno scandalo ma si tratti solo di persone che «godono delle ferie loro spettanti e chiedono permessi sfruttando un loro diritto». «Dove sta il problema?», si chiede Catalano? «Fa forse paura che i lavoratori usufruiscano dei loro diritti e che magari anche i dipendenti privati comincino a reclamare quello che dovrebbe spettare anche a loro? Catalano sottolinea che è ora di finirla di «puntare il dito accusatorio solo contro chi rivendica i propri diritti facendoli apparire dei privilegiati significa avere intenzione che questi diritti spariscano». A difesa dei lavoratori della sanità è intervenuto anche Roberto Vivian della Cisl. «Le differenze del nostro contratto rispetto a quello nazionale è che in provincia il diritto allo studio è esteso al 4% dei dipendenti anziché al 3% e che il congedo parentale che la legge prevede per i papà può da noi essere sfruttato anche dalle madri».
Per le critiche la ritorsione è sulle pagelle
FONTE: L'Adige del 12/04/2008 p. 35
DAVIDE PIVETTI d.pivetti@ladige.it
Non ci sono soltanto la nuova turnazione, il trasferimento di parte del personale da una sezione all'altra, gli orari delle terapie e l'allarme per l'aumento delle infenzioni in reparto nel "braccio di ferro" che oppone il personale infermieristico e gli operatori socioassistenziali di geriatria alla dirigenza del reparto roveretano. Stando alla denuncia del "Nursing Up" gli infermieri sono sul piede di guerra anche per quanto accaduto alle loro pagelline nell'ultimo periodo. L'accusa del sindacato è infatti grave: secondo il Nursing Up chi si è opposto alle scelte del primario ha ricevuto una votazione mai così negativa. Infermieri professionali, laureati, che operano al S.Maria da 10 o 15 anni e che in una stagione, con la nuova dirigenza, si sono visti trasformare il giudizio da "ottimo" a "insufficiente". "Il primario denuncia Paolo Panebianco, per Nursing Up - viene dal Veneto e probabilmente è abituato a lavorare come accade da quelle parti: una regione dove il personale viene trattato spesso come pezze da piedi. Questo atteggiamento in Trentino non si può tenere. Non pensiamo sia un caso che tutto il personale firmatosi in quella lettera, dopo dieci o quindici anni di attività professionale sempre premiata da valutazioni meritorie elevate od ottime, si ritrovi ora a fare il conti con altrettante improvvise insufficienze decise dal primario. Chiaro che qualche infermiere può attraversare un momento negativo, ma è impossibile che l'intero corpo infermieristico del reparto sia improvvisamente caduto in disgrazia e non sappia più fare il suo lavoro". Il sindacato non ha intenzioni di risparmiarsi: "Siamo stati al fianco del personale infermieristico fin dall'inizio di questa battaglia. E continueremo a farlo. Gli infermieri di geriatria non si preoccupino, "Nursing Up" impugnerà tutte le valutazioni negative di questo periodo anche in sedi al di fuori di quelle aziendali. Per quanto ci riguarda c'è chiaramente un intento vessatorio nella formulazione di giudizi così negativi. E un atteggiamento del genere non lascia perplesso solo il sindacato, lascerà altrettanto perplessi anche altri soggetti che chiameremo ad intervenire". Quali mosse siano nei piani del sindacato non è dato sapere, ma intanto "Nursing Up" chiede un incontro urgente con i vertici dell'Azienda sanitaria e in questo momento si rivolge ad Elio Ottaviano, già direttore del Santa Maria fino a pochi anni fa ed ora al Dipartimento operativo del personale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Il sindacato poi torna sul tema della riorganizzazione, proposta dal primario Girardello e bocciata senza appello dal personale infermieristico: "Stiamo parlando di professionisti. Le modalità organizzative vanno concertate con il personale che lavora in reparto. Non stiamo parlando di operai, ma di laureati, di professionisti, specialisti nel loro campo. Non si può decidere sulla loro testa e non ascoltare le loro osservazioni". Su questi temi il sindacato tira dritto: "Sappiamo che la lettera degli infermieri è arrivata alla direzione ed è una relazione precisa di quanto sta accadendo. Un documento corretto sia dal punto di vista formale che dei contenuti. Avremmo voluto avere un incontro con la direzione prima che tutto questo divenisse di pubblico dominio, ma è innegabile che una situazione di grave disagio c'è in reparto". L'ultimo affondo per le infezioni. Il loro aumento secondo il sindacato e secondo gli infermieri non è estraneo alla maggiore flessibilità organizzativa introdotta ultimamente: "Se viene a mancare continuità assistenziale, se òe metodiche sono da reimparare ogni volta, è provato che cresce il pericolo dell'infezione. E' ampia, in tal senso, la letteratura ospedaliera". Che il clima sia compromesso all'interno del quarto piano del Santa Maria lo provano anche le richieste di trasferimento. Dopo anni di attività c'è chi ha chiesto di andarsene. Ma intanto il confronto sulla riorganizzazione proposta dal primario Girardello dovrà ripartire: doveva entrare in vigore dal primo aprile. Di fronte alla rivolta del personale infermieristico e assistenziale è stata per ora congelata.